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Utente: pioggiadimarzo
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martedì, 20 gennaio 2009
nostalgia di splinder

         pioggia

lasposadimessercosimo.myblog.it
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fotodollydoll

Postato da: pioggiadimarzo a 18:07 | link |
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lunedì, 15 settembre 2008
L'uomo nell'astuccio.

"Bèlikov anche col bel tempo usciva con parapioggia e soprascarpe.
Portava occhiali affumicati, metteva cotone nelle orecchie e, se prendeva una vettura, faceva tirar su il soffietto.
In breve, si osservava in costui il bisogno di un astuccio che lo isolasse dagli influssi esterni.
Delle lingue antiche, che insegnava, si faceva schermo dalla realtà, che lo sgomentava e lo urtava.
Per lui erano chiari solo i divieti, nei permessi c'era sempre alcunché di pericoloso.
Quando morì, dentro la bara aveva un'espressione dolce, quasi lieta: come se fosse contento di essere finalmente in un astuccio da cui non sarebbe più uscito.
E, come in suo onore, nel giorno della sepoltura, il tempo fu piovoso. Avevamo tutti soprascarpe e ombrelli."
 

            tratto dal racconto "L'uomo nell'astuccio" del dolcissimo A.Cechov

Postato da: pioggiadimarzo a 17:53 | link |
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giovedì, 11 settembre 2008
In memoria.

papaveri11 Settembre 2001
In memoria



foto glimboo.com

Postato da: pioggiadimarzo a 13:06 | link |
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mercoledì, 10 settembre 2008
Innamoramento.

L'amore non può esser definito se non attraverso
infinite e indefinite definizioni.
Voglio dire una delle mie "indefinizioni" del ritrovarsi innamorati: 
abbiamo in noi un oceano, popolato da creature quasi tutte a noi stessi sconosciute, e può accadere che qualcosa di un altro,
anche una piccola cosa come una parola, un tono, un gesto, 
sia il giusto amo per appigliare una delle creature del nostro oceano.
E' fatta.
     

Postato da: pioggiadimarzo a 12:04 | link |
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lunedì, 08 settembre 2008
Dolce Modigliani...!

Modigliani

Una figura così la si vede con gli occhi del cuore, tanta ne è la delicata bellezza... E la forte tenerezza! E l'intensità emotiva.

foto da artonweb.it



A.R.D. Anna R. De Santis pioggiadimarzo pioggiamarea racconti poesie

Postato da: pioggiadimarzo a 11:09 | link |
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sabato, 06 settembre 2008
Solo chi davvero soffre sa cercare la felicità.

Da domani sarò triste, da domani
ma oggi sarò contento
A che serve essere tristi, a che serve...
Perché soffia un vento cattivo?
Perché dovrei dolermi, oggi, del domani?
Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro
Forse domani splenderà ancora il sole
e non vi sarà ragione di tristezza
Da domani sarò triste, da domani
Ma oggi... oggi sarò contento
E ad ogni amaro giorno dirò:
da domani sarò triste,
oggi no.

(Poesia di un ragazzo trovata in un Ghetto nel 1941)

E io questo piccolo capolavoro, senza titolo né firma, l'ho trovato nel blog di  FalconeLungimirante
Forse solo chi è nel dolore più forte e più disperato sa dove cercare la felicità e sa trovarla.
Io spero che la sorte sia stata infine buona con questo ragazzo.

Postato da: pioggiadimarzo a 11:59 | link |
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Napoli in teatro: tutte le scenette.

In questo post sono raccolte consecutivamente le scenette già pubblicate in precedenti post.
Per leggere l'insieme clicka su

Postato da: pioggiadimarzo a 10:31 | link |
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martedì, 02 settembre 2008
Napoli in teatro: scenetta "il nome".

Nella cucina-soggiorno dove Nunziata ha terminato il pedicure e il marito al tavolo sfoglia il giornale.

- Pasca'... tu stai facendo tutte 'ste storie pe' nun t'aiza' a me piglia' 'o smalto (per non alzarti a pigliarmi). Nennella! Nennellaaa! Portame 'o smalto mio... fa' ' o piacere a mamma. 
- Che t'aggia purta'...? - (che ti devo portare) arriva una voce da una porta aperta
- 'O smalto!
Dalla porta entra una ragazza vestita per uscire, e porge lo smalto.
- Nenne', fa 'o piacere... mettimmello nu mumento.
- Ma io sto uscendo...!
- E che ce vo'? Fa 'na passata sulamente.
La ragazza posa la borsa sul tavolo e accosta una sedia.
- E dove vai? -  chiede il padre.
- Tengo appuntamento cu ...  (con)
- Zitta! Non pronunciare quel nome.
- Ma papà...
- Non lo voglio sentire.
- Ma quanto si' esaggerato! -  dice Nunziata allungando un piede sulle ginocchia della figlia  - Solo pecché chillo 'uaglione se chiamma...  (quel guaglione, ragazzo)
- Non lo dire!
- Ambroggio! -  conclude Nunziata  - Ecco. L'ho detto.

- Ambrogio... -  corregge la figlia.
- Donne senza patria... Traditrici!
- E' nu bravo guaglione! -  insiste Nunziata  - Che ci azzecca 'o nomme? (che c'entra)
- Io, nu genero ca se chiamma Ambroggio, non lo voglio! Niente di meno in tutta Napoli e provincia nu solo Ambroggio ce sta! E deve capitare proprio a me? E fosse di Milano... potrei tenere comprensione... No! Di Sondrio! Una città ca nun sta manco sulla carta. Tre ore l'ho cercata... nun ce sta.
- Papà...! Tu la cercavi in Toscana! 'A carta tua l'hai tagliata...!
- L'ho tagliata dove finisce l'Italia. E 'a Tuscana ce l'ho lasciata giusto pe' rispetto di Dante Alichiero, il pato della lingua italiana... se no 'o confino lo facevo a Roma. Ambroggio...! Nenne'... senti papà che ti dice... tu lo devi lasciare... e ti devi cercare un fidanzato con un nome cristiano.  (pato o pate: padre)  

                                      di A.R.D. (tutti i diritti riservati)

Postato da: pioggiadimarzo a 11:14 | link |
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giovedì, 28 agosto 2008
Napoli in teatro: scenetta "i piedi".

Nella cucina- soggiorno

Nunziata toglie un piede dal catino e l'asciuga, seduto al tavolo Pasquale riprende la lettura del giornale. 
- E' il rispetto per l'uomo che non c'è più... il rispetto per il marito! Il compagno della...  

- Uh… non ho preso lo smalto. Pasca’, famme ’o piacere, vamme a piglia’ ’o smalto.
- ’O che…!? Mo’ mi devo sùsere pe’ te piglia’ ’o smalto?!   (alzare per pigliarti)
- E certo che ti devi sùsere. Vuoi camminare assettato?   (seduto)
- Facimmo accussì… Io te vado a piglia’ ’o smalto se tu mi spiechi che te lo metti a fare. Nunzia’… tu tieni brutti piedi…
- Io tengo brutti piedi?!
- Eh. Tieni brutti piedi - conferma lui gli occhi sempre al giornale -  E se non li fai notare è meglio.
- Ma che stai dicendo? I piedi miei so’ brutti?!
- So’ brutti Nunzia’… so’ brutti. Rassegnati.
- E dopo tant’anni ’e matrimonio… tu mo’ me lo dici?
- E pecché? Se te lo dicevo prima… che cambiava?
- E che me lo dici mo’… che cambia?
- Hai ragione. O si parla subbito o si tace per sempre!
- Pasca’… tu oggi non so che fine devi fare… Va’ a piglia’ ’o smalto, va.
E Nunziata comincia a mettere l'ovatta tra le dita dei piedi. Pasquale chiude il giornale:
- Nunziati’, me lo dici perché ti metti le palline di ovatta in mezzo ai diti?
- Pe’ passare lo smalto... Per non farli andare uno ’ngoppa l’ato  (uno sopra l’altro)
- Questa è la ragione … come si dice… universale! Ma a che te serve l’ovatta a te… che tieni i diti accussì larghi ca pure se ce metti ’e nocelle… se ne cadono?   
(le nocciole)
- Perché mi piace di tenere l’ovatta nei piedi! Va bene? Tu te la metti ind’e rrecchie e io me la metto nei piedi!  (dentro le orecchie)
- Io me la metto nelle recchie nell’invernata, perché soffro di otito. Ringraziando a te.
- E che te l’ho fatto venire io l’otito?
- L’ha detto il larincoiatrico. Ha detto “egregio signore, voi avete un trauma”. E siccome io una sola disgrazia tengo… vuol dire che parlava di te. Tu si’ nu trauma, Nunziati’.
    

                                        di A.R.D. (tutti i diritti riservati)

Postato da: pioggiadimarzo a 17:03 | link |
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mercoledì, 13 agosto 2008
Napoli in teatro: scenetta "il caffè".

Nella cucina-soggiorno

- Nunziati’…!
- Eh…
- M’o vuo’ fa’ nu pucariello ’e cafè? 
(me lo vuoi fare un poco di caffè)
- E me sto facendo i piedi!
- E asciuttali nu mumento, fai ’o ccafè e poi li metti n’ata vota ind’all’acqua. 
(un’altra volta  dentro l’acqua)
- Se fredda.
- ’O ccafè?
- L’acqua.
- E che ce vo’? Nu pucariello sulamente!
- Ma pecché nun t’o faje tu?
- Io?! Sto’ leggendo ’o giurnale! E me vulesse intanto bevere ’na tazzulella. Ma se me lo faccio da me… nun ce sta più sfizio.
- Eh… ’o sfizio! ’O signore sta al bar! Legge 'o giurnale e se piglia ’o ccafè!
- Nunziati’! Senza ca fai chiacchiere: ’o vuo’ fa o no?  
- No.
- Che bella mugliera ca tengo! Io non mi dovevo sposare una mugliera. Io mi dovevo sposare una ghescia.
- Una che…?
- Na ghescia. Chelle che se tu ce dice “famme ’o ccafè”, t’o ffanno e te diceno pure grazie. Stanno in Giappone. Quelli non si fanno mancare niente!
- Pasca’… tu non stai buono con la cervella. Tu fosse capace di andare fino in Giappone a piglia’ sta ghescia, portarla qua…  pe’ ce dicere “famme o ccafè”?!  
(per dirle)
 
                            di A.R.D.  (tutti i diritti riservati)

Postato da: pioggiadimarzo a 14:05 | link |
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martedì, 10 giugno 2008
L'amore danza nel tempo.

 

amore nel tempo

           tempera di  A.R.De Santis 
A.R.D. Anna R. De Santis pioggiadimarzo pioggiamarea racconti poesie pittura
sono su La sposa di messer Cosimo.myblog.it
  

Postato da: pioggiadimarzo a 15:26 | link |
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